Siamo al 16 dicembre 2025, martedì. È un bel giorno, la Paola è riuscita a trovare un posto per la nonna all’OIC, la casa di riposo. A Padova è considerata un’istituzione benefica primaria, data la sua origine. Tanti anni fa la nonna era una frequentatrice di questa struttura, conosciuta non solo per la funzione di sostegno agli anziani ma per le sue ben note capacità comunicative nell’intrattenere i pazienti, ma anche per parenti ed estranei che avesse avuto occasione di frequentarla.
Offriva corsi i più diversi, la nonna si è diplomata in massaggio olistico, tanto da diventare operatrice in tal senso e da abbandonare la famiglia. Cercava da sempre un’indipendenza, anche economica, la famiglia le andava stretta. Parafrasando il poeta “libertà vo’ cercando”, figli ormai ultraventenni e marito, io, sempre più preso dal lavoro, non le erano di soddisfazione e se ne andò per cinque anni, mi pare di ricordare. Forse dopo, constatato che la libertà non era la panacea sperata ha creduto bene di tornare in famiglia, io per primo ad accoglierla.
O, come dice mia figlia Betti, avendo dimostrato dove poteva arrivare con la sua intelligenza, la sua forza di volontà, avendo chiari i suoi obiettivi e avendo trovato soddisfazione nell’indipendenza economica, nella capacità di gestire la sua vita da sola, nei viaggi culturali con le amiche, trovato dunque un equilibrio personale, ha deciso che poteva sopportare anche me. E mi ha concesso di rientrare nella sua vita.
Ho divagato solo per dire dell’importanza che ha avuto l’OIC nella sua vita. Il presidente dell’Opera OIC, uomo notevole della società padovana, senza figli, era lo zio di un giovane che sposò mia nipote Lucia. Ciò accadde tantissimi anni fa e poi, alla morte dello zio, lui ne prese il posto al momento della pensione, per cui diventò una cosa di famiglia. Ancora divago.
Come vedete mi sono trovato le cose fatte in casa. Mi hanno convinto, più di tutto lo fece la Paola che con la sua preveggenza poté capire che la situazione era ormai al limite, la decadenza della nonna era ormai insostenibile. “Tanto non poterono le mie forze quanto poté la situazione di decadenza psichica della nonna” parafrasando Dante Alighieri.
Ieri sera sembrava andare tutto bene, mentre per stanotte e oggi sto aspettando con una certa apprensione notizie. Se questo potrà portare un po’ di serenità per la nonna, per me e per tutti noi sarà cosa buona.
Stanotte ho dormito e sono libero molte ore per fare altre cose. lo scrivere, al quale volevo tornare al più presto, mi rimane difficile perché si intorpidiscono le dita delle mani. Da anni ormai soffro di dolore alle mani: il fenomeno è molto saltuario, un mese sì, uno no, oppure una settimana sì, un giorno no e viceversa. Con estratti di arnica e di ginepro, ora con un antidolorifico nepalese, sono riuscito a tirare avanti. Attualmente il fenomeno si è stabilizzato in particolare nella notte. Ieri sera mi sono spalmato le creme più volte.
In questo momento, nonostante le creme, devo smettere di scrivere: ho dolori continui, che faccio? La cosa è una conseguenza dell’invecchiamento o segno di un decadimento mentale? Provo a mettere nero su bianco le mie impressioni, le mie certezze, le mie supposizioni.
La mia scrittura è completamente cambiata, vuoi per stile che per chiarezza: il modo di scrivere ora è scomposto, tutto spigoli ed errori ortografici. Non solo stampatello, ma torno frequentemente al corsivo che praticavo prima di sessant’anni fa. Perché? Ultimamente ho smesso di scrivere perché, dico, non ce la faccio più per il dolore, ma è vero che ne è questa la vera ragione?
Vedrò se è possibile fare qualcosa con la medicina! Per ora mi sforzo con continue interruzioni. Ho ripreso anche a telefonare in giro perché tutti erano preoccupati di non sentirmi.