diario dalla finestra di casa

25 aprile 2026 – Matrimonio a Venezia

25 Aprile 2026

Siamo a marzo del 2025: a Venezia il matrimonio di Bezos, uno dei capitani dell’industria e del commercio elettronico che manda al macero la piccola, e ormai anche la media industria, di tutto il resto del mondo.

Credetemi, molto ho pensato a questo fatto e non riesco a intravedere una via d’uscita. L’uomo di genio con la sua invenzione ha messo in moto un sistema che autoalimenta la fabbricazione di miliardi di dollari. Altri lo imitano sempre più spesso e vediamo che la moneta asiatica non si comporta diversamente dal dollaro. Questo testimonia che la macchina che mette insieme queste ricchezze spropositate, fuori misura, è un prefabbricato e non un fabbricato, cioè la conseguenza di una scelta umana che fabbrica miliardi.

Il risultato è quello di riuscire ad affittare una città, nel caso odierno Venezia, ma potrebbe essere un posto qualsiasi in ogni parte del mondo, basta che sia una vetrina. Il più bravo è quell’individuo che riesce ripagare con la sua creatura la massima visibilità verso gli altri. Ma la limitatezza della vita vale per tutti per cui, una volta affittata Venezia e dopo che Venezia si è data una scrollatina, facendo sparire l’immondizia lasciata a terra dopo la festa, anche lui ha fatto ancora un passo verso la morte che aspetta tutti dietro l’angolo.

Allora uno potrebbe domandarsi: “Perché mai non propongo una soluzione diversa, non lascio una eredità diversa che soddisfi il mio ego e permanga anche dopo la morte?”.

Il Cristianesimo e tutte le altre fedi religiose tentano di mostrare che l’attuale stato di cose porta a forme di belligeranza sempre più incomprensibili, la guerra in Iran voluta dalla mente malata di Trump o quella dell’Ucraina voluta da Putin alla ricerca della gloria perduta della Russia. E ad altri conflitti e lotte verso il peggior disastro, come a Gaza. Non possiamo farcene una ragione, è tutto assurdo.

Cosa dobbiamo fare? Come possiamo fare per cambiare questo stato di cose? Mi sento impotente. Certo che io a 95 anni non posso far nulla, ma anche i giovani, nonostante le iniziative di molti per cambiare il mondo, sono sempre troppo pochi contro l’urlo inumano di coloro che non pensano ai propri figli ma solo al proprio conto in banca…

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