diario dalla finestra di casa Libro II Mi Sono Sbottonato!

14 luglio 2020. Viaggio in Messico. Yucatàn, 2008.

14 Luglio 2020

Oggi propongo il diario di un importante viaggio nello Yucatan, sulla sponda sud del Golfo del Messico, quell’enorme cratere causato dall’impatto di un meteorite con la terra avvenuto milioni di ani fa. Il territorio è quello dei Maya e di questi noi voevamo vedere almeno i resti archeologici. Lo scritto, pur essendo steso a modo di diario giornaliero, contiene anche molte osservazioni cjhe ancor oggi a distanza di vent’anni mi colpiscono.

Yucatan, 19-22 febbraio 2008. Prima puntata.

Venezia-Francoforte, Francoforte-Cancún ore 12:00, volo diretto. Si vola a 11.000 metri, 11 ore di oceano. Sorprendente è la quantità di acqua sulla terra. Quasi tutto il tempo con nubi. A Cancún caldo umido caratteristico della zona, che ci perseguiterà per tutto il viaggio. Cancún è una città di alberghi, sorta con il solo scopo di ospitare i turisti. Sistemazione d’albergo ottimale. Comunque vogliamo andarcene al più presto, non è per questo che abbiamo tanto volato.

20 febbraio: è previsto uno spostamento di 400 km per raggiungere Chetumal, al confine con il Belize, sempre in riva all’oceano. Noleggiamo un suv e prendiamo la litoranea molto trafficata fino a Tulum, sito Maya del XII secolo in riva al mare, molto deteriorato. Il castello (faro), mura di cinta architettura grossolana. Folla e iguane ovunque. È una sagra del turista. Riprendiamo la litoranea. Ci fermiamo per il pranzo. Al lato della strada, su di uno stretto sentiero, scavalchiamo un’altra duna coperta di vegetazione da sabbia piuttosto intricata e ci troviamo sulla battigia. Fra la vegetazione una baracca di legno, un ristorante gestito da una signora romana, convenevoli, tutto molto rupestre o meglio molto messicano, comunque caratteristico. Mangiamo bene, con una fresca brezza.

Ancora 270 km e siamo a Chetumal, ci dicono città pericolosa, città di confine. Sorpresa. Usciti dopo cena, un buio pesto, guardando il cielo c’era un’eclissi totale di luna. Buona la cena, gusti strani per noi, comunque gradevoli.

21 febbraio: di primo mattino visita al museo Maya, molto bene strutturato, molto informativo. Girovagato per la città. Lucio acquista una trappola per armadilli, non si sa mai potrebbe essere utile nel caso si volesse impiantare in Italia un allevamento. Questo lo scopo dell’acquisto!

Si parte per Kohunlich, sito importante per la piramide dei mascheroni. Il luogo è in piena foresta, palme dalle foglie enormi con grosse noci. Tutto è pulito e ordinato, molte ricostruzioni sconvolgono la naturalezza delle strutture. Pranzo in una cittadina, Francesco Villa, in una capanna di legno: maiale, carne rossa, peperoni, tutto ottimo. Alla nostra richiesta di avere della birra la cuoca si allontana andando a comprarla in una specie di supermercato stile un paesino del Molise negli anni ’50! Visitiamo Xpujil: su una piattaforma ci sono tre torri tipiche dello stile Rio-Bec, anche qui tutto è ben tenuto. A Becán, un’altra piramide sulla quale siamo saliti con fatica perché molto ripida, la discesa dà le vertigini. In compenso una magnifica visione della foresta, un mare di chiome d’albero le più diverse. Arriviamo al resort di Chicanná in mezzo alla foresta. Anche qui un’alta torre di avvistamento incendi consente di ammirare il tramonto. Ottima cena.

22 febbraio: si parte per una lunga trasferta in piena foresta pluviale per Calakmul. 110 km. Una stretta strada bianca di lunghi rettifili con ai lati una parete continua di alberi di varie dimensioni e altezze, tutti protesi verso l’alto alla ricerca della luce. Il sottobosco è inestricabile per felci, tronchi caduti, esili fusti in crescita, liane e su tutto aleggiano il muschio e l’umidità. Molte piante parassite abbarbicate sugli alberi, orchidee, piante grasse in ogni anfratto. Ogni tanto piccoli animali si inoltrano tra gli alberi subito sparendo. Non ho memoria di aver incontrato in tutto il tragitto un essere umano o cose ad esso collegate. Solo uno stormo di tacchini, con un paio di maschi che sembravano cani con le pecore, e un armadillo morto forse investito da un’auto.

La visita al sito è durata ben quattro ore. Una piramide di 50 m, la più alta del Messico così ci hanno detto, con due vertici, dalla quale si spazia sulla foresta e si ha modo di individuare la planimetria del sito del quale, dicono, sia stato scavato solo il 10% della città. Al di sopra degli alberi uccelli a stormi che entrano ed escono dalle chiome. Dicono ci siano ancora dei giaguari negli angoli più reconditi della foresta. Ci sono centinaia di stele conficcate nel terreno, alcune sporgono fino a 8 metri, scolpite con glifi da cui si deducono storie e notizie di questo popolo. Ancora lungo la strada ho visto un roditore di 70 cm circa di cui non conosco il nome. Tornati a Chicannà abbiamo visitato il luogo dove è custodito un importante mascherone del dio Irama.

Yucatan seconda e terza puntata Viaggio in Messico. Yucatàn, 2008. Terza puntata. Viaggio in Messico. Yucatàn, 2008. Seconda puntata.

Toni Schiavon, “Mi sono sbottonato”, Libro secondo, numero 165 “Viaggio in Messico. Yucatan, 2008”.

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