Ci tengo a mettere giù qualche riga per dare conferma del mio stato d’animo e di salute. È vero, sono stanco, assonnato, spesso mi fermo per riprendere fiato. Tutte cose che qualche giorno fa non sentivo. Ciò non toglie che sento vieppiù la voglia di andare in bicicletta e questo è il primo dei punti che Paola vuole che metta per iscritto.
1) Al mattino al risveglio, non sempre buono per la notte tumultuosa, mi sono costretto a una routine di azioni: medicine, colazione completa fatta con cura, lavarmi e vestirmi. Faccio molta fatica a scrivere, faccio tutto con molta attenzione, temo di andare fuori tiro, di scentrarmi!
Per fare tutto questo ci vuole un’ora e mezza, per poi affrontare il triciclo che mi dà l’autonomia di movimento. Leggo il giornale, prendo un buon caffè, qualche spesa per casa.
Da quando non c’è più la nonna mi sembra che tutto sia più semplice, perciò mi ritrovo in strada in triciclo a inseguire le farfalle. Ho trovato un modo per tenermi impegnato, vado per le viuzze della città alla ricerca di vecchie lapidi, memorie incise nelle pietre, icone, preghiere che stanno lì da tempi remoti, silenti a chi le guarda e non le vede o che come me ne faccia fotografie e qualche commento. Dopo aver girovagato torno a casa stanco ma non del tutto inutile, mi auguro che qualcuno guardi quelle foto e ne faccia buon uso rivedendole.
2) Quando torno a casa tutto mi è più facile. Il cibo è sempre troppo, perciò vado subito a dormire per poter essere lucido per scrivere, fare il Sudoku e quel che voglio fare per tenermi vivo, come la ginnastica corpo e mani, e mi dico sempre: ”Sei entrato nei 95!”
Concludendo ritengo di avere di nuovo la situazione in mano eppure contemporaneamente mi sento sbilanciato. C’è qualcosa in me che si è rotto o comunque usurato. A maggior ragione devo stare sul chi va là.