diario dalla finestra di casa

25 marzo 2026 – Il Vittorioso

25 Marzo 2026

È un giornalino settimanale di cui ho goduto nei miei anni giovanili, prima dell’infanzia e poi l’ho saputo godere anche nella pubertà. Il giorno della settimana della sua venuta per me era una festa, tornavo da scuola e già dal giorno prima avevo predisposto le cose in modo da non essere disturbato: le gabbie dei conigli erano ripulite, l’erba cibo per gli animali l’avevo già raccolta il giorno precedente, i compiti poi li avevo già fatti a scuola in attesa dell’uscita.

Il giornalino era gestito dal parroco don Bonin che lo distribuiva per i vari rioni con i suoi emissari. Nella zona dell’Immacolata gli incaricati erano i fratelli Merlin, Armando e Alfredo, uno aveva la mia età, l’altro un paio di anni di meno. Quando arrivavano in fondo alla strada correvo loro incontro per avere il giornale ancor prima. 

Loro, i Merlin, si fermavano un bel po’ perché io avevo una piccola bicicletta con la quale si divertivano un sacco. Ci accontentavamo davvero di poco. Mentre loro giocavano io mi ritiravo in un angolo un po’ appartato dell’orto a leggere il giornalino. Saranno state 4-6 pagine tutte colorate, con l’eroe di turno che vinceva contro i cattivi nella prima e seconda pagina, mentre le altre erano vignette o notiziole dal mondo esterno. Quelle che mi colpivano erano le notizie che venivano dalle missioni in Africa della chiesa cattolica. Nella mia fantasia seguivo gli eroi di settimana in settimana e sognavo che un giorno da grande sarei anche io andato in qualcuno di quei luoghi a vedere costumi e modi di vivere diversi, animali diversi dai nostri addomesticati, più grandi e selvaggi.

In altre parole quel giornalino mi portava per giorni in un altro mondo. Nei miei viaggi da adulto ho sempre ricordato di appaiare i luoghi che vedevo con le avventure del giornalino. Quando ho visitato l’Etiopia, lassù il Tigrai, vedevo uscire dalla foresta di alberi bassi donne e uomini quasi nudi e tornavo con la mente a quelli del giornalino: erano ancora gli stessi nella mia memoria. 

Ad un certo punto i Merlin venivano a salutarmi perché dovevano tornare a casa. Eravamo bambini.

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