Pochi giorni fa, anzi relativamente pochissimi giorni fa, è apparso il tuo sguardo sparito dal nostro orizzonte da un mare di anni. Ciao Nenè!
Cosa voglio dire, che a un certo punto sei sparita alle nostre, intendo di tutta la famiglia, viste. Perché evidentemente i rapporti con il papà, Marco, si erano ulteriormente ingarbugliati. Così io ho interpretato il fenomeno visto che anch’io, in quei tempi, con Marco non navigavo in acqua chete. Nulla sono riuscito a fare allora, poi la cosa finì in un dimenticatoio collettivo.
Salvo da me! Dopo l’approccio di questi giorni da parte tua, ho cercato nel mio archivio personale una busta a te indirizzata per un semplice augurio che porta la data del 2016, che allora non trovò la destinataria per cui, mi son detto, mettila in lista d’attesa, non si sa mai. La pazienza ha trovato così modo di esprimersi! Ora è nelle mani della Betti che si farà merito piacevolmente di darti. Come vedi non mi sono dimenticato.
Purtroppo ti sei risvegliata nel momento più buio per la nostra famiglia, la morte di Mauro, papà di Dario e Marta, sia pur prevista e incombente, ma da me non conosciuta, mi ha lasciato amaramente sorpreso. L’ho saputo il giorno dopo la sua morte. Marta e Marcello avevano perfino anticipato il matrimonio per far sì che lui potesse esserci.
Questa prima disgrazia non era bastata e a distanza di un mese, il 26 ottobre del 2025, è morta Rita. Questo avvenimento, anche se non mi era completamente sconosciuto, è sceso su di me come un temporale buio e triste. Mia figlia più piccola.
Ancora un mese dopo è morto il papà di Mauro, 98 anni, che ci può stare ma non nel nostro contesto già dolorosamente piagato.
Intanto lo stato di demenza della nonna tendeva ad aggravarsi tanto da costringerci a ricoverarla in casa di riposo. Le pratiche furono accelerate e nella seconda decade di dicembre siamo riusciti a ricoverarla. Ormai era tardi, il 26 dicembre è morta.
Nel frattempo in mezzo a cotanta baraonda io perdo contatto con la realtà, senza accorgermi dò i numeri provocando ulteriore panico. Da qualche giorno mi sembra di essere rientrato quasi nel ben dell’intelletto, e speriamo che continui così, proprio nei tempi del tuo rientro. Il fatto di essere stato stato sfiorato dalla follia non vuol dire che non si sia rotto qualcosa all’interno della mia testa, che mi faccia dubitare di me stesso.
Torniamo a noi, mi fermo qui, voglio proprio vedere come andrà a finire questo capitolo della mia vita. Vorrei tanto poter avere forza e voglia di stare in prima fila a vedervi crescere, mi accorgo però che ogni qualche ora sento il bisogno di un sonnellino a cui non riesco a dire di no.
Auguri miei cari vicini e lontani, ogni tanto leggete qualcosa di me dalle Considerazioni dalla finestra di casa!